Moschea del Sultano Hassan
Viaggiare a Cairo significa senz'altro anche visitare le mochee. E questa moschea è una delle più interessanti della capitale, nonché l'esempio più bello di architettura mamelucca antica. E' affacciata su quelli che un tempo erano i campi dell'ippodromo (ora Midan Salah ad-Din), ai piedi della Cittadella. Si tratta di una costruzione massiccia dalle dimensioni sbalorditive: è lunga 150 m, con mura alte 36 m, mentre il minareto più alto, quello di sinistra, arriva a 68 m. La sua mole e la sua ieratica solennità celano un interno semplice e luminoso, ma il vero miracolo risiede nel fatto che la moschea si sia conservata nonostante la sua storia tormentata.
La costruzione della moschea fu finanziata con i beni delle vittime dell'epidemia di peste che colpì li Cairo nel 1348. In questo modo il sultano An-Nasr Hassan, già noto per la sua avidità, divenne ancor più impopolare.
I lavori iniziarono nel 1356 e cinque anni dopo, nel 1361, uno dei minareti crollò, uccidendo tre cento persone. E’ stato un segno premonitore, infatti, entro breve lo stesso sultano sarebbe caduto: fu assassinato, due anni prima che la sua moschea venisse ultimata.
Nonostante l’infelice storia di questo monumento, il suo interno è imponente. Superato uno stupendo portale, un corridoio semibuio conduce a un cortile cinto da alte mura. Sui quattro lati del cortile ci sono dei grandi archi incassati, detti iwan, usati un tempo per l'insegnamento. Ciascun iwan era dedicato a una delle principali scuole sunnite. Sul retro dell'iwan orientale, a destra di una nicchia particolarmente bella, una porta di bronzo fa da ingresso nel mausoleo, che non venne mai occupato dal sultano, il cui corpo non è stato ritrovato. Il mausoleo fu invece luogo di sepoltura dei suoi due figli.
A causa di varie ostilità belliche, nel 1659 crollò un secondo minareto, sostituito dalla struttura visibile oggi, e parte della cupola due anni dopo, anch'essa ricostruita in una forma più modesta. Le lotte locali proseguirono fino al XIX secolo, quando Napoleone puntò i cannoni sulla moschea per tenere sotto controllo una delle tante rivolte popolari contro la sua occupazione. La facciata ne porta ancora i segni.

L'elemento architettonico più straordinario della moschea è, senza dubbio, il monumentale portale d'ingresso laterale a profilo rientrante.
Gli storici dell'architettura identificano forti analogie con portali anatolici, mentre alcuni motivi decorativi floreali sono addirittura di derivazione cinese: testimonianze incise nella pietra che rammentano il legame commerciale tra l'Egitto di quel periodo con il resto del mondo.
Visitando la Moschea del Sultano Hassan, nei pressi merita dare uno sguardo anche alla Moschea di Er Rifai, ultimata nel 1912; un edificio monumentale affine al primo, malgrado sei secoli li separino. La Moschea di Al - Rifai fu commissionata a imitazione dello stile mamelucco dalla madre del khedive Ismail, come luogo di sepoltura per se stessa e i suoi discendenti. Tra i personaggi regali che vi sono sepolti in questa moschea è Ismail Faruk, l'ultimo re d'Egitto, e l'ultimo Shah di Persia.
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