XVIII Dinastia
AHMOSIS
Nomi: Ahmose, Nebpehtira
Dinastia: XVIII (1548-1292 a.C.)
Anni di regno: [1548-1526 a.C.]
Collocazione storica: Nuovo Regno 1567-1080 a.C.
Ahmose è conosciuto soprattutto per le sue imprese contro
gli Hyksos (un testo ci ha raccontato a grandi linee le vicende
della presa di Avaris), mentre della sua politica interna non sappiamo
nulla se non che costruì numerosi santuari.
La religione penetra sempre più nella storia politica egiziana;
in Egitto non è il re che sconfigge i nemici, ma è
il dio che permette al re di vincere. Si vedrà in seguito
che questo non è un semplice modo di dire: il potere egiziano
diverrà sempre più teocratico, fino al momento in
cui saranno i grandi sacerdoti di Amon i veri padroni del paese.
Dopo che, con la presa di Sharuhen, in Palestina, il pericolo asiatico
era stato liquidato, Ahmose terminò la sua opera di unificazione
riconquistando la Nubia, che si era emancipata nel corso del Secondo
Periodo Intermedio, e che, forse, si era alleata agli Hyksos. Durante
tutto il suo regno ci furono diverse ribellioni nel regno di Kush,
ed egli dovette condurvi tre campagne, giungendo, sembra, fino all'isola
di Sai, tra la seconda e la terza cataratta; pare inoltre che, prima
della fine del suo regno abbia inviato anche una spedizione in Fenicia.
AMENOPHIS I
Nomi: Amenofi,
Amenhotep, Djeserkara
Dinastia: XVIII (1548-1292 a.C.)
Anni di regno: [1526-1505 a.C.]
Collocazione storica: Nuovo Regno 1567-1080 a.C.
Amenofi I, figlio di Ahmose, continuò l'opera di suo padre,
costruendo numerosi templi e facendo delle campagne in Nubia, dove
insediò la sua roccaforte a Wadi Halfa. Non si sa nulla della
sua azione in Asia, anche se dovette farvi molte spedizioni militari,
dato che il suo successore dichiara, una volta salito sul trono,
che il regno d'Egitto si estende fino all'Eufrate, e Ahmose certo
non si era spinto cosi lontano.
TUTHMOSIS I
Nomi: Akheperkara, Dhutmose
Dinastia: XVIII (1548-1292 a.C.)
Anni di regno: [1505-1501 a.C.]
Collocazione storica: Nuovo Regno 1567-1080 a.C.
Tuthmosi I era figlio illegittimo di Amenofi , che aveva avuto
dalla moglie soltanto delle figlie, e di una donna di sangue non
regale di nome Senisonb. Le donne in Egitto potevano regnare, ma
non da sole. Fu quindi il figlio naturale di Amenofi, Tuthmosi,
che salì al trono e, per rafforzare il suo potere, sposò
la sua sorellastra Ahmose, la legittima erede al trono.
Il primo atto ufficiale di Tuthmosi I fu quello di mandare a Turi,
viceré della Nubia, uno scritto per annunciargli la propria
assunzione al trono; nel documento esponeva per esteso tutti i titoli
con i quali voleva essere riconosciuto e che si dovevano usare in
occasione delle offerte agli dei e nei giuramenti prestati in suo
nome. Proseguendo la politica dei suoi predecessori in Nubia, Tuthmosi
I giunse fino alla quarta cataratta; una grande epigrafe del suo
secondo anno di regno è incisa su una roccia di fronte all'isola
di Tombos a monte della terza cateratta, ma è più
ricca di frasi magniloquenti che di notizie concrete. Un fatto d'armi
più importante fu la spedizione che attraverso l'Eufrate
penetrò nell'interno di Nahrin, territorio del re dei Mitanni,
dove fu collocata una stele commemorativa e dove avvenne una carneficina
di nemici e furono fatti molti prigionieri. Nel viaggio di ritorno
il re festeggiò la vittoria con una caccia all'elefante nella
regione paludosa di Niy, vicino alla città che si chiamò
poi Apamea, in Siria. Per molti secoli solo un'altra volta, e precisamente
sotto Tuthmosi III, un esercito egizio si spinse cosi lontano in
direzione nord-est.
Non si sa quanto a lungo sia durato il suo regno, forse non più
di dieci anni; l'ultima data certa registrata si riferisce al quarto
anno. Una grande stele, che ricorda i lavori da lui fatti eseguire
nel tempio di Osiride ad Abido, ha perso la data, se mai ne ebbe
una. Se la mummia trovata a Deir el-Bahri è davvero la sua,
la morte lo colse sui cinquant'anni. Nella disposizione del suo
monumento funebre egli segui l'innovazione introdotta da Amenofi
I, lasciando un grande spazio fra il tempio funerario e la tomba
vera e propria, innovazione che fu copiata da tutti i successori.
In realtà il tempio non è stato ritrovato, a meno
che non fosse incorporato in quello della figlia, Hatshepsut.
La tomba è la più antica di quelle trovate nella remota
valle di Biban el-Muluk ("Tombe dei Re"), e consiste in
una ripida scala d'ingresso che scende in un'anticamera adiacente
alla sala sepolcrale dalla quale si diparte un piccolo ripostiglio,
una cosa assai modesta confrontata ai grandi sepolcri che dovevano
seguire. Il sarcofago di quarzite gialla trovato all'interno (ora
al museo del Cairo) vi fu, a quanto pare, collocato più tardi
dal nipote Tuthmosi III.
Due suoi figli sono raffigurati nella tomba di Paheri, sindaco
di El-Kab, il cui padre è presentato come loro "aio"
o "precettore". Sopra una stele spezzata, dell'anno quarto,
Amenmose, forse il maggiore dei due fratelli, è descritto
mentre caccia nel deserto presso la Grande Sfinge, e se è
vero che allora era già generale dell'esercito di suo padre,
questi doveva essersi sposato molto prima di salire sul trono. L'altro
figlio, Wadjmose, è un personaggio misterioso e interessante,
perché dopo la sua morte gli fu reso l'insolito onore di
una cappelletta, eretta immediatamente a sud del Ramesseum.
HATSHEPSUT
Nomi: Makara,
Hashepsowe
Dinastia: XVIII (1548-1292 a.C.)
Anni di regno: [1479-1457 a.C.]
Collocazione storica: Nuovo Regno 1567-1080 a.C.
Anche Tuthmosi II ebbe dalla moglie soltanto figlie femmine e un
figlio maschio nato da una concubina. Alla sua morte questi fu proclamato
re con il nome di Tuthmosi III, ma, essendo ancora molto giovane,
fu Hatshepsut a tenere la reggenza. Questa reggenza si trasformò
in un vero e proprio regno e Hatshepsut, relegando suo nipote non
si sa bene dove, rimase sul trono per ventidue anni.
Mentre era vivo Tuthmosi II, Hatshepsut portava i titoli di "figlia
del re, sorella del re, sposa del dio e grande moglie del re".
In quel tempo essa non era che una regina di primo rango come le
altre che l'avevano preceduta, e non era neppure immaginabile per
lei l'onore di una tomba nella valle solitaria e maestosa che proprio
allora incominciava a essere riservata ai faraoni. Una sua tomba
con la data di questo periodo, contenente un sarcofago intatto,
fu trovata a una vertiginosa altezza su di un dirupo circa due chilometri
a sud di Deir el-Bahri. Nei primi anni di governo ella dovette accontentarsi
della semplice condizione di regina, ed esiste persino un'iscrizione
datata nel secondo anno di regno del nipote, che però potrebbe
anche non essere contemporanea. In seguito tutti e due contarono
i propri anni di regno indipendentemente iniziando entrambi dal
principio della correggenza.
Ma l'ambizione della regina non era appagata e dopo non molti anni
la spinse all'importante decisione di cingere lei stessa la Doppia
Corona. Già due volte nella storia dell'Egitto una regina
aveva usurpato il trono, ma era un fatto del tutto nuovo che una
donna assumesse vesti e atteggiamenti mascolini. Il cambiamento
non avvenne all'improvviso e senza esitazioni, perché esiste
per lo meno un bassorilievo in cui ella compare come re dell'Alto
e Basso Egitto, ma ancora in abbigliamento femminile. Però,
in altri luoghi, particolarmente a Karnak, Hatshepsut è raffigurata
in abiti maschili e precede Tuthmosi III, a sua volta, invero, rappresentato
come sovrano, ma solo correggente. In molte iscrizioni ella ostenta
tutti i titoli faraonici, benché sui suoi monumenti e su
quelli dei suoi cortigiani si usino talvolta per lei pronomi femminili
o nomi con la terminazione femminile.
Sarebbe interessante sapere quale fu l'atteggiamento del clero
del dio Amon durante questo periodo, visto che era stato lui a proclamare
re Tuthmosi III, ma è noto che, in seguito, il gran sacerdote
di Amon fu un fedele della regina, e lei stessa si dichiarò
figlia del dio. Sembra dunque che il clero abbia giocato un ruolo
importante. Il regno di Hatshepsut fu tranquillo dal punto di vista
militare, o perché la regina non aveva fiducia nell'esercito,
o perché non avrebbe comunque potuto comandarlo, e le spedizioni
militari furono rimpiazzate da quelle commerciali nei paesi del
Punt. Questo periodo è anche molto importante sul piano artistico:
il tempio funerario della regina, a Deir-el-Bahri, costruito dal
suo architetto favorito, Senmut, è un capolavoro d'audacia
e di misura.
A quanto pare, Senmut doveva essere di umile nascita, perché
nella tomba dei suoi genitori il padre non porta che il vago epiteto
di "il Degno", mentre la madre è semplicemente
detta "Signora di una Casa"; tuttavia, nel corso della
sua breve carriera, egli si accaparrò non meno di venti cariche
diverse, molte delle quali, senza dubbio, altamente remunerative.
Il suo titolo principale, "Cerimoniere di Amon", gli
dava, probabilmente, il controllo delle vaste ricchezze del tempio
di Karnak. Il grande favore goduto presso la regale padrona è
attestato dal fatto che gli fu affidata la tutela della principessa
Ranofru, seconda erede al trono per il matrimonio della madre con
Tuthmosi II, ma pur se Ranofru visse certo ancora a lungo dopo l'inizio
della costruzione del magnifico tempio di Hatshepsut a Deir el-Bahri,
non si sa più niente di lei a partire dall'anno 11. Il tempio
funerario di Hatshepsut a Deir el-Bahri, situato entro il grande
anfiteatro di scoscesi dirupi, si ispirò in gran parte all'assai
più modesto monumento di Menthotpe I , che si erge al suo
fianco verso sud.
Le ultime notizie di Senmut sono dell'anno 16, ma Hatshepsut visse
certo per altri cinque o sei anni. Una volta proclamatasi "re"
niente impediva che anche lei avesse una tomba a Biban el-Muluk,
e questa fu infatti ritrovata da Howard Carter negli scavi del 1903.
Evidentemente una galleria sotterranea avrebbe dovuto correre sotto
la collina in modo che la camera sepolcrale risultasse proprio sotto
al tempio, ma la roccia friabile impedì di effettuare il
progetto. Furono trovati due sarcofagi, uno dei quali modificato
in un secondo tempo allo scopo di accogliere il corpo di Tuthmosi
I, che la regina evidentemente voleva togliere dalla sua tomba e
trasportare nella propria per poter stare insieme nel Mondo dei
Morti.
Non si sa se il desiderio di Hatshepsut sia mai stato realizzato,
e neppure in che modo ella sia morta, certo non molto tempo prima
che Tuthmosi III incominciasse a cancellarne il nome dovunque lo
trovasse. Lasciò dietro di sé numerosi monumenti,
ma nessuno nell'Egitto settentrionale tranne che nel Sinai. Secondo
una lunga iscrizione da lei fatta collocare sulla facciata di un
tempietto provinciale, detto Speos Artemidos dai Greci, Hatshepsut
si gloriava in special modo di aver restaurato i santuari del Medio
Egitto fino allora negletti.
TUTHMOSIS III
Nomi: Menkheperra, Dhutmose
Dinastia: XVIII (1548-1292 a.C.)
Anni di regno: [1479-1425 a.C.]
Collocazione storica: Nuovo Regno 1567-1080 a.C.
Tuthmosi III prese il potere dopo la morte di Hatshepsut , ma il
suo risentimento verso la regina lo portò a una vera e propria
persecuzione postuma, una damnatio memoriae; il suo nome venne cancellato
da tutti i monumenti e sostituito con quello del re, di suo padre
o di suo nonno. Ma, fortunatamente, il faraone non si accontentò
di essere un distruttore e continuò la tradizione di famiglia,
costruendo, soprattutto a Tebe, molti monumenti. Tuthmosi III dovette
la sua importanza alle sue imprese militari, poiché fu certamente
il faraone che estese maggiormente i possedimenti del suo paese.
La politica nubiana dei suoi predecessori gli aveva assicurato
la tranquillità a sud, ed egli potè cosi rivolgersi
verso oriente, da dove venivano i maggiori pericoli. Approfittando
infatti dell'inazione di Hatshepsut, i Mitanni avevano creato una
coalizione ostile all'Egitto, con a capo il re di Qadesh e ci vollero
ben diciassette spedizioni per venirne a capo e ristabilire l'egemonia
egiziana nel Levante. E' vero che non tutte le spedizioni ebbero
la medesima importanza, alcune furono solo ispezioni armate, altre
raids punitivi. Sembra che Tuthmosi seguisse un piano strategico
prestabilito, anche se non è possibile valutare bene la reale
situazione.
In effetti egli non attaccò subito il regno di Mitanni,
il suo vero nemico, quello che fomentava le rivolte contro l'Egitto,
ma cominciò con il porre delle basi solide e poi sferrò
l'attacco decisivo. Nella sua prima campagna annuale, Tuthmosi III
riconquistò la Siria e la Palestina e poi passò tre
anni a organizzare questi paesi, dopodiché cominciò
a preoccuparsi delle vie di comunicazione. Nel corso della quinta
campagna si impossessò di un porto fenicio, cosi da non essere
più costretto a usare la lunga strada che passava nel deserto.
Partì quindi via mare per la sua sesta campagna, durante
la quale conquistò Qadesh, sul fiume Oronte, la roccaforte
dei suoi nemici, ma le basi che pose non erano ancora abbastanza
salde e una rivolta in Fenicia ne mise in evidenza la fragilità;
così egli consacrò la sua settima campagna alla conquista
di una serie di porti fenici. A quel punto fu abbastanza forte da
lanciare una grande offensiva, la sua ottava campagna. Partì
via mare, sbarcò in Fenicia, attraversò la Siria,
raggiunse l'Eufrate e lo attraversò con barche fatte costruire
a Biblo e trasportate nel deserto. Lì incontrò i Mitanni,
li sconfisse e li inseguì sulle montagne, anche se non raggiunse
il punto di massima espansione egizia stabilito da suo nonno Tuthmosi
I ; l'eco di questa impresa fu molto vasta, e anche i popoli vicini,
che non si erano battuti con l'Egitto (gli assiri, i babilonesi,
gli ittiti), giudicarono prudente inviare tributi al vincitore.
Grazie alla vittoria sui Mitanni, gran parte dell'Asia anteriore,
a questo punto, era sottomessa all'Egitto, perciò le nove
campagne successive furono delle campagne di mantenimento. È
chiaro che i paesi conquistati non erano occupati; gli egiziani
si accontentavano di portare in patria i figli dei principi o dei
capi vinti, crescerli, educarli e poi rimandarli nel loro paese
come rappresentanti della civiltà egiziana.
Questo sistema però non era sufficiente, e la posizione
dell'Egitto in Asia, benché forte, avrà sempre bisogno
di essere consolidata tramite nuove incursioni militari. Nel 1439,
ancora vivo Tuthmosi III, il regno di Mitanni, sostenuto dai principi
di Qadesh e Tunip (una forte città siriana situata vicino
all'Oronte), costituì un'altra coalizione, ma gli egiziani
riuscirono ad averne ragione e ipresero le due città; da
allora la situazione restò tranquilla almeno fino alla morte
del re. Alla fine del suo regno, approfittando di una rivolta locale,
Tuthmosi III rinforzò la sua presenza anche in Nubia, fino
alla quarta cataratta. Così, nel 1425, il regno egiziano
si estendeva da Napata, sul Nilo meridionale, fino all'Eufrate;
questo fu il culmine della sua potenza, che, da allora, decrebbe
soltanto. Ma l'opera di Tuthmosi era stata tale che questa situazione
si mantenne ancora per un secolo.
Un'iscrizione posteriore nel tempio di Karnak racconta in fiorito
linguaggio la storia dell'assunzione del giovane Tuthmosi al trono.
Pare che Tuthmosi fosse solo adolescente che serviva nel tempio
di Amon a Karnak, non ancora promosso al rango di "profeta"
(servitore del dio). Un giorno, mentre il sovrano regnante
sacrificava ad Amon il dio percorse tutto il colonnato alla ricerca
del principe. Non appena l'ebbe trovato, Amon si fermò davanti
a lui e, rialzatolo da terra dove stava genuflesso, lo portò
di fronte al sovrano e gli fece prendere il posto da questi solitamente
occupato.
I pronomi usati in questo brano presentano qualche difficoltà
d'interpretazione, ma sembra chiaro che l'intento fosse quello di
dimostrare che Tuthmosi III era stato designato re da un oracolo
divino quando il padre era ancora vivo. Poiché la storia
fu probabilmente scritta quarantadue anni dopo, sorgono legittimi
dubbi sulla sua completa veridicità, Quel che è certo,
ad ogni modo, è ch'egli sali sul trono sotto la tutela della
moglie di suo padre, Hatshepsut, la quale lo tenne nell'ombra per
molti anni.
AMENOPHIS II
Nomi: Amenofi,
Amenhotep, Akheprura
Dinastia: XVIII (1548-1292 a.C.)
Anni di regno: [1425-1402 a.C.]
Collocazione storica: Nuovo Regno 1567-1080 a.C.
Amenophis II, correggente con il padre da due anni, alla notizia
della morte di questi mosse verso Tebe via fiume: lo trasportava
una solenne barca cerimoniale salpata da Menfi dove il giovane aveva
fin qui risieduto. Il re aveva allora diciotto anni, era abilissimo
nel tiro con l'arco, nella corsa, nel cavalcare: unite all'indole
guerriera, queste passioni sportive ne avevano fatto un giovane
risoluto, forte nel fisico e nei propositi. Una leggenda racconta
che in visita, un giorno, alle piramidi di Giza, si era riproposto
di far rivivere i tempi splendidi degli antichi sovrani e che, appena
salito al trono, ordinò che in quella zona fosse eretta una
stele commemorativa delle imprese del padre.
Amenophis II rese ancora più illustre la XVIII dinastia
grazie al coraggio con cui seppe affrontare le rivolte scoppiate
in quella parte dell'Asia che i suoi predecessori avevano sottomesso.
Nel corso di tali campagne il faraone si distinse per il generoso
contributo personale offerto in battaglia; crudele e combattivo
si costruì cosi negli anni l'immagine del sovrano invincibile
e possente, energico e atletica che volle tratteggiata nei documenti
ufficiali. Il più noto tra questi, la grande 'stele della
sfinge', è un elenco dettagliato delle sue virtù
personali e dei suoi meriti agonistici. Tra le altre sue doti qui
si magnifica l'abilità nello scagliare le frecce dal carro
in corsa e da un arco che solo lui era capace di tendere.
Passato alla storta per la crudeltà del trattamento riservato
ai vinti, Amenophis II dovette sostenere tre importanti campagne
militari in Siria, le vinse tutte e vi fece seguire terribili rappresaglie.
Si racconta che i cadaveri dei capi battuti furono trascinati fino
in Egitto dopo essere stati legati alla prua della sua nave per
essere infine esposti sulle mura di Tebe. A maggior sfortuna il
re andò incontro quando decise di risparmiare la vita al
vinto. Un'altra leggenda rievoca infatti come uno dei principi da
lui deportati nell'Alta Nubia avrebbe lì generato la dinastia
dei cosiddetti 'faraoni neri', futuri conquistatori dell'Egitto.
Intanto la situazione in Asia si evolvette, e il regno di Mitanni,
fino ad allora predominante, cominciando a temere gli ittiti (che
abitavano in Anatolia), si avvicinò agli egiziani. Il vincitore
di Qadesh e di Mitanni, il 'toro possente dal grande
valore', intimidiva anche solo con lo sguardo gli avversari
che in lui riconoscevano la potenza distruttrice del dio Seth. Sotto
il suo regno si diffuse in Egitto il culto di Astarte, la dea fenicia
guerriera e vendicativa. Il nipote di Tuthmosi I e figlio di Tuthmosi
III è ricordato da monumentali costruzioni, come il tempio
giubilare a Karnak preceduto da una solenne gradinata e seguito
da un bacino sacro per i lavacri.
La tomba di Amenofi II, fu scoperta a Biban el-Muluk da V. Loret
nel 1898, e contiene ancora il sarcofago del re e la sua mummia,
sebbene questa sia stata manomessa e spogliata dei suoi ornamenti.
TUTHMOSIS IV
Nomi:
Menkheprura, Dhutmose
Dinastia: XVIII (1548-1292 a.C.)
Anni di regno: [1402-1394 a.C.]
Collocazione storica: Nuovo Regno 1567-1080 a.C.
Tuthmosi VI non era il figlio maggiore di Amenofi II ; non sappiamo
come giunse al potere e se la successione fu traumatica. Come il
suo predecessore ebbe un regno tranquillo e fece due sole campagne
militari, una in Sudan e l'altra in Asia; quest'ultima fu più
che altro un'ispezione, anche perché la situazione era molto
cambiata e il pericolo ittita aveva spinto gli antichi nemici dell'Egitto,
come Mitanni, a cercarne l'appoggio. Tra questi due paesi fu stretta
un'alleanza e, per suggellarla, Tuthmosi sposò una principessa
mitanna a cui suo figlio, Amenofi III , deve il suo sangue indoeuropeo.
Una stele del primo anno di regno di Tuthmosi IV riferisce che,
mentre ancor giovanetto si trovava a caccia nei pressi della Grande
Sfinge di Giza, gli apparve in sogno Harmakhe (Harmachis) il dio
solare impersonante la sovranità, che gli promise il regno;
in cambio egli avrebbe dovuto liberare il dio dalle sabbie che lo
ricoprivano, e certo il resto dell'iscrizione, andato perduto, narrava
come egli portò a termine il compito. Tranne questo immaginoso
racconto, c'è poco da dire sul regno di Tuthmosi IV; non
si deve, comunque, dimenticare che fu lui a far erigere il maggiore
degli obelischi egizi, alto circa trentadue metri, che ora si trova
a Roma davanti alla basilica di San Giovanni in Laterano; questo
obelisco era rimasto per anni trascurato e steso al suolo a Karnak,
finché Tuthmosi IV non ne decise l'erezione.
I templi funerari di Tuthmosi e di suo padre occupavano il loro
posto naturale ai margini del deserto occidentale presso Tebe, ma
non ne rimane quasi nulla. Nel 1903 Howard Carter scoprì
la tomba di Tuthmosi IV, con il suo grande sarcofago e una parte
notevole degli arredi funerari; la mummia che si sostiene sia la
sua fu trovata, invece, nella tomba di Amenofi II, racchiusa in
una bara di data posteriore. Secondo Elliot Smith, il corpo apparteneva
a un giovane di estrema magrezza che non dimostrava più di
ventotto anni.
AMENOPHIS III
Nomi:
Nebmara, Amenhotpe
Dinastia: XVIII (1548-1292 a.C.)
Anni di regno: [1394-1356 a.C.]
Collocazione storica: Nuovo Regno 1567-1080 a.C.
Amenofis III, che successe naturalmente a suo padre, è noto
come il 're Sole' dell'Egitto, appellativo che gli deriva
da motivi diversi. Tra i suoi soprannomi ci fu quello di 'disco
splendente del Sole', ma furono soprattutto lo splendore
della corte di cui si circondò e la grandezza dei suoi monumenti
a suggerirne l'assimilazione con Luigi XIV il più noto 're
Sole' della storia.
In particolare la città di Tebe, dove il sovrano trasferì
la sua residenza nel ventinovesimo anno del regno, si abbellì
di splendide costruzioni che ne fecero il centro più prestigioso
del Paese. Qui i numerosi palazzi reali si affiancarono alle dimore
sontuose dei funzionari, ricche di nuovi e raffinati oggetti d'arredo,
impreziosite dai fregi architettonici e ornate di verdi giardini
che, con gusto importato dall'Oriente, divennero parte essenziale
delle architetture.
La città vi accoglie degnamente la coppia reale, e Tye,
la Grande Sposa, svolgeva un ruolo complementare rispetto al marito
che sempre assistette nelle decisioni più importanti. Regina
dai tratti fisici marcati, in particolare quelli del volto, Tye
era forse di origine nubiana. Fu spesso identificata come la personificazione
della dea Hathor e quasi sempre, nelle raffigurazioni, compare a
fianco del marito a sottolineare il profondo accordo della coppia.
Il periodo del regno di Amenofi III fu improntato a grande tranquillità
sia interna sia esterna. Qualche tentativo di ribellione fu domato,
ma l'Egitto visse in pace con i potenti vicini che il sovrano, forse
sottovalutandone le potenzialità offensive, era solito definire
'fratelli'. Quasi tutte le energie furono piuttosto impiegate
nella realizzazione di opere civili, tra cui spicca il celeberrimo
tempio di Amon a Luxor, frutto dell'iniziativa congiunta del re
e del suo omonimo architetto.
Qui, una volta l'anno, assunte le sembianze di Min, Amon giungeva
dopo aver lasciato la sua sede di Karnak e aver oltrepassato il
Nilo. Amenofi III fece ricostruire l'edificio originario in finissima
pietra calcarea; a lui dobbiamo le sale posteriori e il noto cortile
ipostilo caratterizzato da una selva di colonne. Sovrano di un Paese
al suo apogeo politico ed economico, Amenofi III forse confidò
eccessivamente nella diplomazia (per rafforzare il legame con il
popolo dei Mitanni prese come moglie secondaria una principessa
asiatica), ma non si rese conto che l'assenza di campagne militari
indeboliva i legami di obbedienza verso l'Egitto dei potenti vicini
e non avvertì che, a causa dell'indebolimento del controllo,
l'influenza ittita si andava imponendo sull'Asia Minore.
Ricordato da numerosi scarabei commemorativi, il sovrano 'Sole',
coerentemente con il suo appellativo, potenziò il culto di
Aton, in ciò probabilmente influenzando le scelte religiose
del figlio e successore che della fede in quel dio avrebbe fatto
il suo unico credo. Del suo tempio funerario non sono rimaste che
le due imponenti statue originariamente poste a guardia dell'ingresso,
i celebri colossi di Memnone.
AMENOPHIS IV ( AKHENATON )
Nomi: Neferkheprura-waenra,
Amenhotpe, Akhenaton
Dinastia: XVIII (1548-1292 a.C.)
Anni di regno: [1356-1339 a.C.]
Collocazione storica: Nuovo Regno 1567-1080 a.C.
Passato alla storia come il faraone eretico che intorno al 1300
a.C. contrappose un culto monoteista a quello politeista che era
stato in vigore in tutto il suo regno. Akhenaton non fu lunico
faraone ribelle. Il suo predecessore prima ed alcuni successori
perseguirono una politica anti-tebana.
Ad iniziare la svolta religiosa in senso monoteista fu Amenophis
III (chiamato anche Amenhotep III ), il padre di Akhenaton,
che cominciò a combattere il potente clero tebano di Amon
contrapponendogli il dio Aton. A testimonianza di questa
nuova tendenza, Amenophis III, soprannominato "il donnaiolo"
perchè si diceva avesse 365 donne diverse all'anno, fece
costruire ai confini del deserto uno splendido palazzo circondato
da un grande parco a cui aveva dato il nome di "splendore di
Aton", dove nacque Akhenaton (o Ekhnaton), che alla sua nascita
prese il nome del padre, Amenophis IV.
Il
piccolo principe ereditario, all'età di 12 anni, fu fatto
sposare con una fanciulla nubiana di nome Nefertiti
("la bella che viene da lontano"), di due o
tre anni più giovane, perché il trono avesse al più
presto un erede.
Alla morte di Amenophis III la regina Tiye prese il potere in nome
del figlio.
Salito al potere, il faraone fanciullo per prima cosa si cambiò
il nome, e da Amenophis, che significa "Pace di Amon",
divenne Akhenaton, cioè "Aton è soddisfatto
". Akhenaton si attribuisce la funzione di rivelatore
di Aton agli uomini definendosi suo figlio e cerca di convincere
i propri sudditi a credere anch'essi in un solo dio e quindi a se
stesso.
Dopo 17 anni di governo, Akhenaton scompare. Tale scomparsa è
ancora oggi un mistero. Alcuni pensano vi sia stata una congiura
contro di lui anche se è mal supportata dal fatto che vi
sono molte perplessità sull'identità del suo successore.
Molti studiosi ritengono che questo successore sia Smenkhara,
figlio o fratello di Akhenaton, mentre per altri dietro il nome
Smenkhara si cela la moglie Nefertiti che quindi avrebbe regnato
fino alla salita al trono di Tutankamon, suo figliastro.
La tomba di Akhenaton fu collocata ad est di Akhetaton ed in perfetto
allineamento con il tempio di Aton. Nelle loro raffigurazioni, Akhenaton
e Nefertiti, vengono ritratti nudi, inoltre Nefertiti rappresentata
in battaglia e vestita dei simboli del faraone, mentre Akhenaton
viene raffigurato da solo quando intercede presso il dio sole Aton.
Tutto ciò, finora, non era mai stato osato da nessun faraone.
Con la morte di Akhenaton vengono anche ristabiliti i culti tradizionali.
Ad Akhenaton da adesso in poi si farà riferimento come al
"nemico", il suo nome verrà cancellato dagli annali
e la città di Akhetaton distrutta come le opere realizzate
in onore di Aton. Il nome del faraone non sarà più
pronunciata sino al 1917 d. C. quando venne scoperta nella Valle
dei Re una tomba, la numero 55, risalente all'epoca di Tutankamon.
Quale è il nome del defunto è impossibile stabilirlo
poichè sia il sarcofago che le iscrizioni sulle pareti furono
cancellate a scalpellate. Gli unici indizi vennero ricavati dallo
studio dei crani di Tutankamon e dello sconosciuto.
 Akhenaton ripreso in un momento di vita familiare
Il confronto, secondo gli esperti, rivelava una parentela diretta,
probabilmente del 1º grado. Sono in molti a sostenere che quella
è la tomba di Akhenaton, il cui corpo fu trasportato nella
Valle dei Re da Tutankamon, mentre per altri il defunto sconosciuto
è Smenkhare.
Durante il regno di Akhenaton lEgitto non ebbe una buona
politica estera: non seppe contrapporsi allascesa dei Mitanni
e degli Ittiti in Asia Minore, perdendo così quegli
stati vassalli dell'area siro-palestinese, che apportavano ricchezza
alle casse reali. Di questa situazione, infatti, seppe approfittare
molto bene il re ittita Suppiluliumas che realizzò un potente
impero.
Dal punto di vista culturale, invece, lEgitto conobbe un
grande splendore: nacque l'arte armaniana, rivoluzionaria per il
periodo, in quanto contrapponeva alla staticità classica
delle figure egiziane, una nuova dinamicità, arricchita di
particolari, quali immagini naturali importate da Micene. Inoltre,
attraverso l'arte, vengono rappresentate scene di vita reale che,
per la prima volta, riguardavano anche la famiglia del faraone.
Le sfortunate vicissitudini della giovane coppia giovarono alla
figura di Eie che acquistò sempre più potere, grazie
soprattutto alla mancanza di un legittimo erede al trono. All'età
di 20 anni Tutankamon morì in circostanze ancora misteriose.
Molti studiosi, oggi, ipotizzano che Tutankamon sia stato assassinato
da Eie perché intenzionato a riprendere il culto di Akhenaton.
A sostegno di questi sospetti c'è la scoperta del celebre
radiologo Harrison che riuscì a fare una radiografia del
cranio del grande faraone rivelando una profonda frattura nella
parte inferiore, probabilmente procurata con un corpo contundente.
La tomba di Tutankamon, vista la prematura ed improvvisa morte del
faraone, fu realizzata in meno di settanta giorni, e rimase famosa
per il tesoro che conteneva.
NEFERTITI
Nome
dal significato egizio di "la bella che è arrivata
", identifica la regina egiziana (XIV secolo a.C.), sposa
di Amenophis IV (Akhenaton, 1364-1347 a.C.). Non si limitò
ad interpretare il ruolo di grande sposa reale, poiché il
faraone laveva coinvolta nella gestione del potere, e la sua
influenza sulla guida politica del regno fu notevolissima. Per questo
motivo ella appare rappresentata con la corona doppia, simbolo del
potere faraonico.
Dotata di straordinaria bellezza, è stata ritratta mentre
distribuisce doni ai sudditi dal balcone del palazzo, oppure alla
guida del suo carro, nonché nellatto di colpire con
una mazza il nemico, tutte simbologie di norma riservate al solo
sovrano.
Nelle lapidi confinarie Nefertiti viene descritta come "dama
piena di grazia", e "dotata di tutte le virtù".
Fu tanto oggetto di adorazione popolare da essere stata talvolta
raffigurata come una dea.
È famosa per alcune belle opere di scultura che la raffigurano,
e per dei rilievi di epoca amarniana, in cui appare accanto allo
sposo, ma soprattutto per due busti, esposti nel Museo del Cairo ed in quello di Berlino Molto noto il secondo busto che la raffigura,
rinvenuto tra altre numerose sculture, ed ancora incompiuto, in
Akhetaton, nel laboratorio di Thutmosi: ha sul capo lalto
copricapo blu riservato alla sovrana. È ancora priva dellocchio
sinistro, forse a causa dellabbandono frettoloso della città
alla morte del faraone. La tomba di Nefertiti non è stata
ancora ritrovata.
SMENKHARE
Nomi: Nefernefruaten-merwaenra,
Smenkhara, Ankhkheprura
Dinastia: XVIII (1548-1292 a.C.)
Anni di regno: [1339-1336 a.C.]
Collocazione storica: Nuovo Regno 1567-1080 a.C.
Amenofi IV , come i primi re della dinastia, ebbe soltanto figlie
femmine, e sembra che, verso la fine del suo regno, abbia associato
al trono il marito della figlia maggiore, Semenkhara. Entrambi si
sarebbero riavvicinati al culto di Amon, mentre la regina Nefertiti,
rimasta a el-Amarna, sarebbe restata fedele al culto di Aton. Amenofi
IV e Semenkhara morirono a poca distanza l'uno dall'altro, e il
potere andò al marito della seconda figlia di Amenofi IV,
Tutankhaton . E' oggetto di diverse ipotesi il luogo di sepoltura
di Semenkhara; secondo alcuni la tomba 55 della Valle dei Re sarebbe
stata destinata a lui e la mummia ivi rinvenuta sarebbe proprio
la sua, anche se non sono state trovate iscrizioni o oggetti che
lo provino. Secondo alcuni studiosi il meraviglioso sarcofago in
oro massiccio trovato nella tomba di Tutankhamon sarebbe stato preparato
per Semenkhara e portano a prova di ciò il fatto che il volto
del faraone sul sarcofago sia diverso da quello sulla notissima
maschera funeraria di Tutankhamon.
TUTANKAMON
Nomi:
Nebkheprura, Tutankhaton
Dinastia: XVIII (1548-1292 a.C.)
Anni di regno: [1336-1325 a.C.]
Collocazione storica: Nuovo Regno 1567-1080 a.C.
Tutankhamon resta, nonostante la fama della sua tomba, un faraone
molto misterioso. La successione che lo porta sul trono è
poco chiara; si sa che Amenofi IV , come i primi re della dinastia,
ebbe soltanto figlie femmine, e sembra che, verso la fine del suo
regno, abbia associato al trono il marito della figlia maggiore,
Semenkhara .
Entrambi si sarebbero riavvicinati al culto di Amon, mentre la
regina Nefertiti, rimasta a el-Amarna, sarebbe restata fedele al
culto di Aton. Amenofi IV e Semenkhara morirono a poca distanza
l'uno dall'altro, e il potere andò al marito della seconda
figlia di Amenofi IV, Tutankhaton, ancora molto giovane, che era
rimasto anch'esso a el-Amarna. Tutankhamon regnò solo un
decennio e morì a un'età compresa fra i diciotto e
i vent'anni, troppo poco per dare prova di doti guerriere o amministrative.
Per di più il suo governo si esercito sotto la pesante tutela
del visir Ay , futuro signore del Paese dopo la sua morte, una sorta
di eminenza grigia che spesso sostituì le proprie volontà
a quelle del sovrano e della sua giovane moglie e che qualcuno arriva
persino a sospettare di avere ordito trame ai danni del legittimo
regnante. Il nuovo re salì al trono a soli nove anni, dopo
aver vissuto i primi anni di vita nell'Alto Egitto ed essersi quindi
trasferito nel Palazzo Nord di Akhetaten.
Qui si unì ad Ankhesenpaton, sua compagna al momento dell'incoronazione.
Tra le prime decisioni del sovrano ci fu quella di ritornare al
culto di Amon, soppiantato da quello di Aton durante il regno incontrastato
del suo predecessore.
Amenofi IV si era alienato il consenso della potente casta sacerdotale
e il suo rivoluzionario monoteismo era stato accolto con un certo
sospetto da chi nella sua svolta aveva identificato un tentativo
di rafforzamento dell'autorità del faraone.
Tutankhaton, il suo successore, preferì ripiegare su posizioni
più concilianti e ne diede un primo segnale modificando il
proprio nome appunto in Tutankhamon, 'l'immagine vivente di Amon'.
La mossa successiva fu l'abbandono definitivo di Akhetaten; il sovrano
preferì ritornare a Tebe, che in questo modo riprese a essere
il principale centro religioso d'Egitto, mentre Menfi si confermava
la sua capitale amministrativa. Una fonte importante, la cosiddetta
stele della restaurazione, ci fornisce informazioni dettagliate
sull'attività di Tutankhamon protettore delle arti. Se molte
statue divine e altrettanti monumenti erano caduti in rovina per
via della noncuranza di chi l'aveva preceduto nel regno, il giovane
faraone si occupò invece personalmente del loro restauro,
propiziando ovunque l'attività degli artisti incaricati di
riportare all'antico splendore i manufatti che testimoniavano la
devozione egizia verso gli dei.
Quanto alle novità. si ricordino le decorazioni parietali
degli interni del tempio di Luxor raffiguranti la festa di Opet
nel corso della quale Amon, uscito da Karnak, si recava in visita
alla sposa, e i templi a Faras e a Kawa in Nubia. Le circostanze
della morte del sovrano fanciullo, avvenuta nel 1325 a.C., hanno
a lungo alimentato sospetti tra gli storici. In passato, in particolare,
ebbe una certa fortuna la tesi secondo cui Tutankhamon sarebbe stato
vittima di una congiura di palazzo ordita ai suoi danni dal potente
Ay. Il sovrano, colpito alla testa, sarebbe morto a causa dei danni
prodotti da un trauma cranico mai superato.
Tuttavia l'accertamento di una ferita alla testa perfettamente
rimarginata sembrerebbe privare di ogni fondamento tale ipotesi.
Altri sospetti sono però alimentati dal fatto che in alcune
raffigurazioni il faraone è ritratto assistito amorevolmente
dalla moglie e nell'atto di appoggiarsi a un bastone; quale misteriosa
malattia, ci si chiede, condusse a una morte prematura il restauratore
del culto di Amon? Altri dubbi sussistono infine circa la sepoltura
del re. Sembra infatti provato che la tomba in cui fu seppellito
non fosse quella che gli era stata destinata, visto che il sepolcro
prescelto per ospitarlo era, al momento della sua morte, ancora
in costruzione nella valle occidentale. Chi decise allora di destinarlo
altrove? Forse il potente visir che, all'ultimo momento, vittima
dei sensi di colpa, gli destinò la sede mortuaria che era
stata predisposta per lui?
AY
Nomi: Kheperkheprura, Itnute-Ay
Dinastia: XVIII (1548-1292 a.C.)
Anni di regno: [1325-1320 a.C.]
Collocazione storica: Nuovo Regno 1567-1080 a.C.
Ay e Horemheb furono gli ultimi sovrani della gloriosa XVIII dinastia
di cui oscurarono la fama per via della pessima reputazione conquistata
presso i posteri. Indicato come assassino del sovrano fanciullo,
Tutankhamon , e della sua dolcissima moglie, Ay è infatti
descritto come un uomo assetato di potere. Ay era un vecchio funzionario
di Amenofi e successe a Tutankhamon sposandone la vedova.
Il suo regno fu molto breve e confuso e durò solo quattro
anni, durante i quali la politica estera venne condotta da Horemheb
che, senza dubbio, non era stato estraneo alla sua salita al trono.
HOREMHEB
Nomi: Djeserkheprura
Dinastia: XVIII (1548-1292 a.C.)
Anni di regno: [1320-1292 a.C.]
Collocazione storica: Nuovo Regno 1567-1080 a.C.
Horemheb è considerato l'ultimo re della XVIII dinastia,
in realtà vi è collegato solo grazie a Manetone e
agli storici moderni. Infatti egli non deve nulla a questa dinastia,
alla quale non appartiene né per sangue né per parentela;
anche se probabilmente sua moglie aveva un qualche legame con Amenofi
IV, non aveva certo diritto alla corona; Horemheb prese il potere
grazie a un oracolo di Amon.
Discendente di una famiglia di nomarchi, sembra che si sia specializzato
molto presto nella carriera militare diventando capo degli arcieri
sotto Amenofi IV e poi comandante dell'esercito durante i regni
di Tutankhamon e Ay. Non si hanno molte altre informazioni su questo
personaggio che, dopo essere stato favorevole ai due re che lo hanno
preceduto, una volta preso il potere si fece notare per la sua reazione
contro la famiglia di Amenofi IV. Cancellò il nome di Tutankhamon
dai monumenti sostituendolo con il suo, e fece partire la datazione
del suo regno da Amenofi III , come se i faraoni successivi non
fossero esistiti.
Se dobbiamo credere a un editto promulgato durante il suo regno,
avrebbe restaurato l'autorità centrale e represso gli abusi
dei funzionari. Non sembra che, dopo la sua ascesa al trono, abbia
proseguito le campagne militari; fu lui il fondatore della XIX dinastia,
di cui sembra abbia scelto il primo faraone. Horemheb, che una ricchissima
tomba nella Valle dei Re ricorda come il faraone che sulle pareti
del suo sepolcro sostituì le iscrizioni del Libro di Am-Duat
con quelle tratte dal Libro delle Porte, morì senza eredi
nel 1292 a.C.. |