XXV Dinastia
PIANKHY
Nomi:
Piankhy, Piye, Usimara Sneferra
Dinastia: XXV (760-656 a.C.)
Anni di regno: [747-716 a.C.]
Collocazione storica: Terzo Periodo Intermedio 1080-665
a.C.
Manetone, stranamente, non parla di questo grande guerriero sudanese
o cushita che verso il 730 a. C. cambiò all'improvviso l'intero
corso delle vicende egizie. Piankhy era figlio di un capotribù
o re chiamato Kashta, e fratello, pare, di Shabaka, chiamato da
Manetone Sabacon.Partito da Napata, Piankhy scese il corso del Nilo
e, nel corso di una lunga campagna militare, sconfisse il rivale
di origine siriana Tefnakht (XXIV Dinastia) e diede all'Egitto,
dopo diversi decenni, una parvenza di unità. La stele
di Gebel Barkal cui il faraone Piankhy affidò il resoconto
della sua difficile lotta contro Tefnakht riporta nel dettaglio
le fasi dello scontro presentandolo come una battaglia della fede
oltre che delle armi.
Gli antecedenti razziali di Piankhy sono oscuri e l'ipotesi che
fosse di stirpe libica si basa su indizi assai tenui. Tuttavia la
sua energica personalità, condivisa dai successori, rende
altrettanto improbabile la congettura che fossero semplici discendenti
di sacerdoti tebani emigrati prospettata da qualche studioso; i
nomi non sono egizi, ma di origine straniera, e certo un sangue
nuovo doveva avere immesso nella loro famiglia tanto vigore. E'
strano che dopo la disfatta di Tefnakht, Piankhy, a quanto pare,
si sia ritirato nella sua città natale di Napata non lasciando
quasi traccia di sé nell'Egitto. Fu sepolto a Kuru nella
prima piramide degna di questo nome fra una serie di tombe che risalgono
a sei generazioni addietro.
SHABAKA
Nomi: Shabaka, Sabacon, Neferkara Wahibra Shabako
Dinastia: XXV (760-656 a.C.)
Anni di regno: [716-695 a.C.]
Collocazione storica: Terzo Periodo Intermedio 1080-665
a.C.
Non si ha modo di sapere se sia vero, come sostiene Manetone, che
Boccoris (XXIV Dinastia) fu fatto prigioniero da Sabacon
(Shabaka) e bruciato vivo, ma è indubbio che quest'ultimo,
fratello minore di Piankhy , conquistò l'intero Egitto e
vi si stabilì come faraone legittimo. Egli abbandonò
Napata per stabilirsi a Menfi, dove la sacerdotessa divina adoratricedi
Amon era ormai di discendenza sudanese, e successivamente si spostò
a Tebe.
Shabaka regnò non meno di quattordici anni, e fu seguito
da Shebitku (Sebichos, negli elenchi di Manetone) che si
suppone sia rimasto sul trono fino all'ascesa di Taharqa
(Tarcos) nel 689 a. C., data accertata attraverso alcune stele di
Api. Considerando la durata complessiva di questi due regni, appare
strano che s'incontrino così raramente i nomi di Shabaka
e Shebitku.
A parte le piramidi di Kuru dove furono sepolti e un cimitero di
cavalli nella stessa località, ben poche tracce di questi
re serba la loro patria nubiana. Da certi indizi pare che Shabaka
ponesse la sua capitale a Menfi, ma anche Tebe reca testimonianze
della sua attività edilizia; a Karnak e Medinet Habu si trovano
alcune cappelle da lui erette.
SHEBITKU
Nomi: Shebitku, Sebichos, Djedkaura Menkheperra Shebitku
Dinastia: XXV (760-656 a.C.)
Anni di regno: [795-690 a.C.]
Collocazione storica: Terzo Periodo Intermedio 1080-665
a.C.
Shabaka regnò non meno di quattordici anni, e fu seguito
da Shebitku (Sebichos, negli elenchi di Manetone) che si suppone
sia rimasto sul trono fino all'ascesa di Taharqa (Tarcos) nel 689
a. C.. In politica estera, Shebitku, dovette sostenere il difficile
confronto con la potenza assira che si era estesa ai danni degli
Ebrei alla cui richiesta di aiuto il faraonenero non poté
sottrarsi. La vicenda della difesa di Gerusalemme è avvolta
dall'alone della leggenda: sembra infatti che Shebitku non si sia
mai congiunto con le truppe nubiane del fratello Taharqa richiamate
per l'occasione.
Che cosa allora avrebbe convinto gli Assiri a desistere dall'assedio?
Secondo la Bibbia fu l'intervento di un angelo sterminatore; secondo
Erodoto fu l'arrivo di un esercito di topi roditori, che in una
notte privò gli Asiatici dell'occorrente per la battaglia;
altri propendono per i danni prodotti da un'improvvisa epidemia
di peste. Certo è che Gerusalemme si salvò, ma non
grazie a Shebitku che, scomparso nel nulla, fu sul trono sostituito
dal fratello.
TAHARQA
Nomi:
Taharqa, Tarcos, Khunefertemra Taharka
Dinastia: XXV (760-656 a.C.)
Anni di regno: [698-664 a.C.]
Collocazione storica: Terzo Periodo Intermedio 1080-665
a.C.
Con l'ascesa al trono di Taharqa, fratello e successore di Shebitku
, la documentazione si fa abbondante. Alcuni scavi a Kawa fra la
terza e la quarta cateratta hanno riesumato ben cinque grandi stele
per la maggior parte in ottimo stato di conservazione che riferiscono
gli avvenirnenti dei suoi primi anni di regno e le donazioni da
lui fatte ai templi in cui vennero ritrovate.
Duplicati frammentari
delle più importanti di queste stele sono stati scoperti
a Mataana, Copto e Tanis, segno evidente che Taharqa non era restio
a dar pubblicità alle sue fortunate imprese. Si sa che all'età
di vent'anni egli e altri fratelli del re erano stati mandati dalla
natia Nubia a raggiungere Shebitku a Tebe, dove Taharqa non tardò
a conquistarsi il particolare affetto del sovrano. Alla morte di
questi fu incoronato re a Menfi e il suo primo atto fu di ricordare
il deplorevole stato in cui aveva visto i templi di Kawa durante
il suo viaggio in Egitto; i restauri e le numerose donazioni al
dio del luogo, Amon-Ra, attestano la devozione che continuò
a nutrire per il paese d'origine.
Il sesto anno di regno fu il suo annus mirabilis: il livello particolarmente
alto del Nilo in Egitto e le abbondanti piogge nella Nubia avevano
infatti favorito i raccolti in modo eccezionale e recato grande
prosperità nei due paesi; e in quello stesso anno egli aveva
ricevuto a Menfi la visita della madre, Abar, che non rivedeva da
quando aveva lasciato la Nubia. É caratteristico di tutti
questi documenti geroglifici il modo del tutto ottimistico di rappresentare
la situazione, senza neppure un accenno ai disastri che Taharqa
fu costretto in realtà ad affrontare. Del resto, le costruzioni
da lui iniziate a Karnak e a Medinet Habu dimostrano che nella lunga
valle del Nilo le opere di pace erano ancora possibili anche in
un periodo in cui un pericolo mortale minacciava l'Egitto da nord-est.
A minare la tranquillità di Taharqa era tuttavia la minaccia
assira, sempre più presente in Asia nonostante lo scacco
subito dal re Sennacherib a Gerusalemme. Il faraone si mosse in
due direzioni, trasferì la capitale del Paese a Tanis, nella
zona del Delta, da sempre la più esposta agli attacchi esterni,
per organizzare meglio la difesa; quindi cercò di fomentare
ovunque fosse possibile rivolte contro gli Assiri. La strategia
funzionò per breve tempo, perché a un certo punto
Esarhaddon, nuovo re assiro, mosse direttamente contro l'Egitto.
I documenti egizi tacciono, ma stele e tavolette in caratteri cuneiformi
danno particolareggiati resoconti della campagna in cui, dopo aver
soggiogato la Siria, egli costrinse Taharqa a ripiegare a sud e
conquistò Menfi. Il faraone nero riuscì a sfuggire
alla cattura e da Napata riprese a tramare contro il nemico, che
commise l'errore di lasciare l'Egitto in tutta fretta credendolo
ormai battuto e sottomesso. Invece, di lì a poco, i principi
del Delta si ribellarono all'obbligo di pagare tributi agli Assiri
e fu nuovamente guerra. Poco dopo esser partito per questa nuova
campagna, però, Esarhaddon cadde ammalato ad Harran e morì,
dando modo a Taharqa di riconquistare Menfi e occuparla, finché
non ne fu di nuovo cacciato da Ashurbanipal durante la sua prima
campagna (667 a. C.). Tebe (Nè) fu occupata per la prima
volta, ma solo per essere temporaneamente abbandonata; fu Tanuatamun,
figlio di Shabako, a riconquistarla. Sopra un edificio di Tebe,
Taharqa e Tanuatamun sono nominati insieme, ma non c'è motivo
di supporre una coreggenza. Sulla fine di Taharqa non sappiamo altro
se non che ritornò a Napata e fu sepolto a Nuri, poco più
a sud.
Taharqa, che Manetone descrive come un uomo assetato di potere
al punto i arrivare a sbarazzarsi del fratello, è ricordato
dalle fonti come un sovrano saggio, oltre che come un temibile guerriero.
Sotto il suo regno imponenti costruzioni fecero di Napata, la capitale
della Nubia, una nuova Karnak, mentre grazie a una piena del Nilo
particolarmente favorevole l'Egitto poteva tornare a contare su
raccolti consistenti. Per la prima volta gli antichi tentavano di
dare una spiegazione scientifica al fenomeno ciclico e misterioso
dello straripamento delle acque del fiume, attribuendolo alle abbondanti
precipitazioni nella parte meridionale del suo corso.
TANUATAMUN
Nomi: Tanuatamun, Bakara Tanuatamun
Dinastia: XXV (760-656 a.C.)
Anni di regno: [664-656 a.C.]
Collocazione storica: Terzo Periodo Intermedio 1080-665
a.C.
Tanuatamun era figlio di Shabaka e , quindi, nipote di Piankhy.
Ebbe il merito di riconquistare Tebe e Menfi, sottratte dal suo
predecessore ad opera degli Assiri. Il resoconto della suo campagna
militare è stato scoperto a Gebel Barkal, su di una stele,
nota come Stele del Sogno. I fatti descritti sono i medesimi
del cilindro cuneiforme redatto dagli Assiri secondo il loro punto
di vista, ma sarebbe difficile immaginare un contrasto maggiore
di quello offerto dalle due versioni: entrambe narrano una storia
di trionfi, ma nel primo caso il vincitore è Ashurbanipal,
nel secondo Tanuatamun. L'etiope narra che nel suo primo anno di
regno vide in sogno due serpenti, uno a destra e l'altro a sinistra,
e il sogno gli fu interpretato con queste parole:
L'Alto Egitto ti appartiene, prendi ora possesso del Basso Egitto.
Le dee dell'Avvoltoio e dell'Ureo sono apparse sul tuo capo, e il
paese ti è dato per quanto è largo e lungo, e nessuno
lo dividerà con te.
In quello stesso anno Tanuatamun «salì sul trono di
Horo e avanzò dal luogo dove si trovava, come Horo aveva
avanzato da Chemmi» e, senza trovare ostacoli, giunse a Napata,
dove indisse una gran festa in onore di Amon-Ra. Discendendo il
fiume, si recò a rendere il medesimo omaggio al dio Khnum
a Elefantina e ad Amon-Ra a Tebe. Sulla via di Menfi fu accolto
ovunque con grande giubilo e, al suo arrivo nella capitale settentrionale
Tanuatamun prese Menfi e fece offerte a Ptah e alle altre divinità
del luogo, dopo di che inviò a Napata l'ordine di costruirvi
un grande portale come segno della sua gratitudine.
Dopo di che Sua Maestà discese il fiume per combattere
contro i principi del Basso Egitto. Allora essi si ritirarono fra
le loro mura, come topi che si rifugiano nelle loro tane. E Sua
Maestà passò molti giorni accanto alle mura, senza
che nessuno di essi uscisse fuori a combattere con lui.
Perciò Tanuatamun se ne tornò a Menfi a studiare
la mossa successiva. Giunse frattanto un messaggero a dire che i
principi erano pronti a servirlo. Alla sua domanda se volevano combattere
o diventare suoi vassalli, tutti accondiscesero a quest ultima proposta.
Furono allora ammessi nel palazzo dove il re li informò che
la vittoria gli era stata promessa dal suo dio, l'Amon di Napata.
In risposta il principe di Pi-Sopd, parlando per tutti, assicurò
che l'avrebbero servito lealmente. Dopo un banchetto i principi
chiesero licenza di tornare alle loro città per attendere
ai lavori agricoli. Quindi, tutti si dispersero, e l'iscrizione
termina qui bruscamente.
L'occupazione di Menfi da parte di Tanuatamun e la sua riconciliazione
coi principi del delta precedette l'attacco di Ashurbanipal verso
sud e il suo ingresso a Tebe, ma questi fatti non segnarono la fine
del monarca etiope che abbandonò prima Menfi e poi Tebe,
e «fuggì a Kipkipi». Questa è l'ultima notizia
sul suo conto fornita dai testi cuneiformi Assiri. Ashurbanipal
afferma di aver completamente soggiogato Tebe e aver portato a Ninive
un grosso bottino, ma pare che questa sia stata l'ultima sua comparsa
in Egitto (663 a. C.).
Tanuatamun continuò a considerarsi il faraone legittimo
ancora per molti anni dopo la frettolosa incursione di Ashurbanipal
a Tebe, dove sono state trovate alcune iscrizioni del sovrano etiope,
una delle quali registra la vendita di un terreno nel suo ottavo
anno di regno. Ma già da tempo egli doveva essersi ritirato
a Napata dove morì, e fu sepolto a Kuru.
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