Geroglifici e cartigli

I geroglifici egizi risalgono al 3200 a.C. e sono probabilmente il sistema di scrittura più antico del genere umano anche se la loro data di apparizione non è fissata precisione.

Fino a pochi anni fa si riteneva che la scrittura degli egizi fosse apparsa in questo periodo, ma recenti scoperte hanno messo in luce testimonianze più antiche, facendone risalire l'uso ad almeno due secoli prima e connotandola come la forma di scrittura più remota in assoluto, antecedente a quella mesopotamica.

Sebbene presto si è resa necessaria una forma corsiva (detta "ieratico") per registrazioni amministrative, si conservò l'uso dei geroglifici in ambito religioso. Venivano definiti le "parole divine" di cui Thot, il dio a testa di ibis, era l'inventore e la loro natura magica era aumentata dal fatto che solo l'uno per cento della popolazione sapeva leggere e scrivere: coloro che erano introdotti a questa "saggezza divina" costituivano la privilegiata classe degli scribi. La qualità altamente estetica della scrittura geroglifica ne fece il veicolo perfetto dei testi destinati alle tombe e ai templi dove, parole e immagini, entrambe impregnate della forza divina, erano parte integrante delle scene. I simboli di forza, prosperità e di vita erano considerati molto potenti, al pari dei nomi dei faraoni e degli dèi, più volte scritti allo scopo di salvaguardarli per l'eternità.

I popoli dell’Antico Egitto erano convinti che pronunciare il nome dei defunti desse loro vita, dato che il nome era essenziale all'identità di ogni individuo nella stessa misura della sua anima. La perdita di uno o dell' altra avrebbe provocato l'eterna dimenticanza. Al fine di evitare ciò, i nomi dei personaggi più importanti non erano solo reiterati, ma anche protetti da espressioni quale ankh, udja, seneb, che tradotti equivalgano a vita, prosperità e salute.

Analogamente, alcuni elementi del protocollo regale erano inscritti all'interno di un serekh, figurazione della cinta muraria del palazzo arcaico, diventato pi il cartiglio ovoidale (dal francese cartouche, "cartuccia").

Cartiglio egizio

I cartigli racchiudevano due dei cinque nomi portati da ogni sovrano: il primo, introdotto da "Re dell 'Alto e del Basso Egitto", titolo scritto con segni raffiguranti un giunco e un'ape, assunto al momento dell'incoronazione, seguito da quello di "Figlio di Ra"; annotato con il disco solare e un'oca e imposto alla nascita.

La famosa "Lista dei Ré" ritrovata ad Abydos, nel Tempio di Sethi, riporta vari nomi di Ramses II, tra cui "re del Basso e Alto Egitto, figlio di Ra e Ramses, amato da Amon".

Spesso i nomi, per buon auspicio, comprendevano quello di una divinità, come Amenhotep che significa "Arnon è soddisfatto" o Ramesse. L’ultima iscrizione che usa caratteri geroglifici risale al 394 d.C.; dopo tale data, l'avvento del cristianesimo portò alla chiusura dei templi e alla perdita di tutto il sapere in essi contenuto. L'antico Egitto sprofondò nell'oblio, fino alla decifrazione dei geroglifici nel 1824 che ha permesso di decifrarli grazie alle scoperte dell’esercito di Napoleone, che ha portato in Europa la famosa Stele di Rosetta.