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La Grande Piramide di Cheope

Nell’anno 2510 a.C., due millenni e mezzo prima della nostra era, sacerdoti dell’Antico Egitto preparavano un corpo per la sua rinascita. Rimuovevano con cura i suoi organi – tutti eccetto il cuore, centro del pensiero e dell’anima – e li deponevano nei vasi canopi, ciascuno protetto dal proprio dio. Ad ogni passo eseguivano dei  rituali che proteggevano il defunto nel suo viaggio verso l’Aldilà. La destinazione finale nel suo percorso in questo mondo era la piramide: la macchina della rinascita, la grande Piramide di Cheope.

E’ più alta di qualsiasi costruzione realizzata prima dell’epoca industriale. E’ un prodigio della matematica e ingegneria.

Alta in origine 147m, ha oggi un'altezza lievemente inferiore a causa della rimozione del rivestimento di calcare fine e del pyramidion.

E' la prima che appare alla vista se, come la maggior parte dei visitatori, arrivate da Sharia El-Ahram. Si ritiene che Cheope (nome greco con il quale è conosciuto il faraone Khufu) abbia regnato dal 2589 al 2566 a.c. circa, anche se queste date sono tuttora dibattute. La sua piramide è la più antica e la più grande delle tre. Si stima che sia formata da 2,5 milioni di blocchi di calcare, ognuno dei quali del peso di 2,3 tonnellate, sebbene alcune pietre poste alla sua base sfiorino le 15.

La parola piramide deriva dalla lingua greca, “pyramis”, nome preso probabilmente dalla tipica torta consumata in quell'epoca. Ma per gli egizi la piramide era molto di più. Era la garanzia dell’immortalità del loro faraone, del loro conduttore, quindi del loro regno.

Ma per avere l’efficacia della sua missione, la piramide doveva essere finita prima della morte del faraone, il quale era molto più di un re: il Dio incarnato. Nono solo una persona importante, ma una divinità. La piramide era l’espressione della sua autorità sul suo regno, uno status simbol.

Il padre di Cheope ne ha costruito ben 3 piramidi, prima di sceglierne uno. E Cheope voleva sorpassare il suo padre, costruendo una piramide ancora più grande, ancora migliore.

I visitatori possono salire per pochi metri una scalinata intagliata appositamente sulla facciata esterna della Grande Piramide per entrare attraverso un' apertura che fu scavata dal califfo El-Mamum nel 1982 d.C. Dall'ingresso, un corridoio discendente, basso e stretto, il cui prolungamento immette a un ambiente sotterraneo non ultimato, sbocca su un corridoio ascendente sul quale se ne apre uno orizzontale che dà accesso a una seconda stanza incompiuta, detta Camera della Regina. Il proseguimento del corridoio ascendente è invece costituito dall' alta e imponente Grande Galleria che conduce alla camera funeraria principale, in corrispondenza del centro della piramide. Nella stanza si trova un sarcofago di granito rosa vuoto, unico rinvenimento all'interno dell' edificio; poiché le sue dimensioni sono maggiori di quelle della porta di accesso, gli egittologi ritengono che questa camera e la piramide stessa fossero state costrnite intorno al sarcofago. Se il corpo di Cheope vi sia stato mai deposto, nessuno lo può dire con sicurezza.

Confrontarsi con le ripide inclinazioni e gli spazi limitati è arduo e non è consigliato a coloro che soffrono di claustrofobia o di problemi cardiaci, ma tutto è pulito e ben illuminato e vi sono corrimani e rampe di legno.

In origine, la piramide costituiva il punto focale di un complesso funerario. Era cinta da alte mura che racchiudevano un cortile, cui si accedeva attraverso il tempio funerario, a sua volta raggiungibile da una lunga rampa inclinata.
 
All'estremità di questa rampa, un secondo edificio sacro, il Tempio in Valle, sorgeva al bordo di un bacino alimentato dalle acque del Nilo una volta all'anno durante l'inondazione. Entrambi i templi sono andati persi, ma le lastre di pavimentazione della rampa si sono conservate. Su ogni lato di quest'ultima si aprono grandi fosse rettangolari.

Nel 1954, quando, per la prima volta dall'antichità, furono rimosse le lastre di copertura, una di queste rivelò nel suo interno il fasciame smantellato di un'imbarcazione. I 1224 elementi in legno di cedro furono pazientemente riassemblati come un gigantesco puzzle tridimensionale e oggi la barca ricostruita è esposta nel Museo della Barca Solare, appositamente edificato sul lato sud della piramide di Cheope.

La salita alla Grande Piramide

All’inizio dello scorso secolo la visita completa della Grande Piramide comprende non solo l'esplorazione dei passaggi interni, ma anche la salita sulla cima. Una guida dell'Egitto del 1902 descrive così l'avventura: "Assistito da due beduini che lo tengono per mano ed eventualmente dal terzo (senza dover pagare un extra) che lo spinge da dietro, il visitatore inizia a salire i gradini". Una volta arrivati, molti scrivevano il proprio nome sulla pietra.

Un recente progetto archeologico ha catalogato ciascun blocco della piramide. Tra i graffiti è stato trovato il testamento di qualcuno che salì sulla piramide per suicidarsi e i nomi di due innamorati che rimarranno insieme sulla roccia per l'eternità. Già nel 1840 ci fu chi cominciò a condannare gli autori dei graffiti. Questo problema oggi non si pone più, poiché dagli anni '80 è vietato salire sulla piramide. Tale decisione è stata presa per salvaguardare i monumenti e per proteggere l'incolumità dei visitatori più disattenti che potrebbero ferirsi o addirittura morire.

 

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